Non sempre una crisi di coppia si manifesta in maniera plateale: molte volte è, piuttosto, silente come una marea che avanza inesorabile, celata dalla routine quotidiana. Ci si ritrova a casa la sera, magari a tavola, a parlare solo di doveri: se il colloquio con gli insegnanti dei figli è andato bene, se la rata del mutuo è stata pagata oppure se il guasto alla macchina è stato riparato. Dopo, ognuno torna alle sue faccende, tra una partita di calcio alla televisione e una telefonata con le amiche. Il partner smette di essere un compagno di vita con cui condividere passione e pensieri intimi, e il rapporto, privo del pathos che un tempo faceva sussultare i cuori, finisce per assomigliare a una convivenza tra coinquilini: cordiale e magari pacifica, ma fredda e insoddisfacente.
Con sindrome dei coinquilini si intende quella tipologia di relazione che, dopo molti anni, perde la scintilla dei primi tempi, quando ci si entusiasmava per i baci, le carezze e le dolci confidenze: in questa tipologia di rapporto ogni traccia di passione è stata sacrificata sull'altare della routine quotidiana e della progettualità a medio-lungo termine, soprattutto in presenza di figli.
Si tratta di una situazione in cui si fatica a riconoscere nel partner la persona con cui si è scelto di condividere la vita, ma lo si vede piuttosto come un coinquilino: con lui il rapporto spesso non è conflittuale, ma rispettoso e accettabile ai fini della prosecuzione della convivenza sotto lo stesso tetto.
Le uniche cose che portano i partner a interagire quotidianamente tra loro sono la cura dei figli e degli animali domestici, il pagamento delle bollette, eventuali impegni sociali e familiari: manca però ciò che dovrebbe spingere realmente due persone a stare insieme e a condividere, volontariamente e non passivamente, spazio e tempo. Non ci sono più affetto, attenzioni, intimità né quel dialogo emotivo che pone al centro le proprie emozioni.
Si crea di conseguenza quella distanza emotiva che potrebbe a lungo andare mettere a repentaglio la coppia: non sempre ci si allontana per un evento traumatico come può essere il tradimento, ma sicuramente la freddezza e la scarsa empatia che si radicano nella relazione possono rappresentare un terreno fertile per qualche distrazione di troppo.
Costruire la vita insieme e magari scegliere di avere dei figli comporta delle responsabilità ed è normale che si possa percepire meno intensità emotiva nel rapporto: Superman è un personaggio dei fumetti, ma nella realtà non si può dare sempre il 100% ed essere presenti con i figli, efficienti sul lavoro e costantemente affettuosi con il partner.
Il problema nasce quando l'equilibrio tra coppia e routine si rompe a favore della seconda e il rapporto si raffredda inesorabilmente, trasformando la relazione amorosa in una convivenza asettica.
Nella sindrome dei coinquilini le fondamenta della coppia non sono più la complicità e l'intimità mentale e fisica, ma piuttosto la buona e corretta gestione familiare, come se la coppia fosse diventata un'azienda domestica da portare avanti nel migliore dei modi.
La comunicazione c'è, ma verte essenzialmente sulla pura e semplice logistica relativa alla cura dei figli e della casa: il vero dialogo, quello fatto di "come stai?" e di "cosa provi?" che "Frontiers in Psychology" considera la pietra angolare di un rapporto sano, è ormai assente.
Perché allora una persona che non si sente più amata e desiderata continua a vivere questa relazione svilente che la vede solo come ingranaggio di una catena di montaggio? Uscire da questa situazione di stallo e arrivare a una rottura può essere vissuto come uno shock, per la paura di restare soli, di deludere i figli e di non saper affrontare un futuro senza l’altra persona, con la quale esiste ancora un legame affettivo. Per questo si preferisce accettare la mancanza di intimità coniugale, convincendosi che la coppia possa reggersi su una mera pacifica convivenza.
Vivere la coppia come coinquilini non è facile: la comunicazione affettiva latita e i silenzi aumentano, non si percepisce l'interesse altrui nei propri confronti e si crea una vera e propria disconnessione. Non c'è più quel sostegno reciproco e, fattore non trascurabile, manca l'attrazione fisica: si percepisce la fine della passione nella quotidianità, ma anche l'assenza di un minimo gesto di tenerezza come può essere un abbraccio o un prendersi per mano.
Nonostante spesso si finisca per accettare passivamente questa evoluzione del rapporto, lo stress, l'insoddisfazione e il nervosismo esistono ma restano quasi latenti, senza portare a clamorosi litigi. Eppure, proprio l'assenza di conflittualità logora ancora di più il rapporto: litigare significa avere ancora qualcosa per cui vale la pena discutere, quel pathos che è linfa vitale nella coppia. Nel caso contrario si covano insoddisfazione e rancore per un qualcosa che però il partner non può sapere perché ne è all'oscuro.
Il litigio può salvare la coppia, a patto che sia costruttivo, non accusatorio e basato non solo sulle proprie rimostranze, ma anche sull'ascolto dei sentimenti dell'altro.
La sindrome dei coinquilini non deve essere una condanna per un rapporto dove l'amore non si è spento, ma deve essere vista come una fase: è infatti importante capire che l'innamoramento appartiene alle prime fasi del rapporto, fatto di palpiti, emozioni e abbracci che durano una notte. L'amore cresce con la coppia, si evolve e, anche se ammaccato, incerottato o ferito dalle vicissitudini della vita, è sempre amore: non si può vivere per anni come eterni innamorati, ma è possibile rendere il rapporto di nuovo stimolante e vivo, seppur diverso dalle origini.
Bisogna dunque impegnarsi a trovare le chiavi giuste per ricostruire la relazione, anche con l'aiuto del terapeuta che può prendere per mano la coppia nel nuovo cammino da fare insieme per superare l'abitudine nella relazione.
Un primo passo può essere, ad esempio, pensare a come creare leggerezza e spazi dedicati solo alla coppia: che sia una passeggiata, o una serata al cinema, è importante ritagliare sempre momenti da trascorrere col partner. Chiaramente sarebbe meglio restare disconnessi e con gli smartphone spenti, come dimostrazione di attenzione e cura nei confronti del partner.
Trascorrere del tempo insieme non significa rinunciare agli hobby o alle proprie passioni: recuperare il rapporto d'amore deve essere un obiettivo da perseguire, ma non deve tramutarsi in ossessione con relativo senso di frustrazione e inadeguatezza qualora la situazione non dovesse risolversi in fretta.
È poi fondamentale ritrovare l'alleanza di coppia, recuperare intimità e sessualità, ma senza fretta, trattandosi di un processo molto delicato che necessita del suo tempo: basta iniziare con gesti affettuosi quotidiani come un bacio della buonanotte o vedere la televisione sul divano abbracciati per ritrovare una certa intimità. Il pathos, che emoziona e fa battere il cuore, si può anche ritrovare con un dolce messaggino inaspettato, un biglietto lasciato sul tavolo o un improvviso invito a cena, il quale scatena aspettative e desiderio di piacere che non si provavano più da tanto tempo.
Interrogarsi sull’essere coppia significa mettere in secondo piano la gestione della casa e concentrarsi sulla cura emotiva dell'altro: se c'è amore, vale la pena mettere da parte la totalizzante routine quotidiana e dedicarsi a colui con cui si è scelto di condividere la vita.
