Come superare la solitudine nella vedovanza

Non giriamoci attorno: la vedovanza è lo stato di una persona a cui è stata strappata un'enorme parte di sé e che non tornerà più. Il vuoto emotivo e il senso di solitudine che calano sull'esistenza dopo un evento traumatico di questo genere, improvviso o meno, sono sfide esistenziali lunghe e faticose, davanti alle quali è legittimo e profondamente umano sentirsi presi dal più profondo sconforto e da grande cupezza. Ma non sono sfide impossibili da vincere. Si tratta di un dolore che, per essere elaborato, va vissuto, affrontato. Non si può né è giusto dimenticare l'enorme bagaglio affettivo che abbiamo condiviso con quella persona e il dolore immenso che quella mancanza porta con sé: la cosa auspicabile è prendersi tempo per elaborare con cura e senza fretta il lutto e un giorno arrivare a rileggere quella lunga e irripetibile esperienza sottoforma di ricordi dolci e calorosi, patrimonio di affetti vissuti a cui attingere energia per guardare avanti, verso ciò che la vita ci può ancora offrire.

 

Solitudine nella vedovanza

Ascolto e aiuto via mail

L’Associazione Aiuto Famiglia offre un ascolto e un aiuto via mail tramite persone vedove che hanno affrontato e superato i momenti più difficili della vedovanza. Il vantaggio della mail è che puoi scriverla e leggerla quando sei più disponibile. Molte persone vedove hanno avuto giovamento dallo scambio di mail, perché hanno trovato dall’altra parte un volontario che ha sperimentato lui stesso il dolore del distacco dal proprio compagno/a di vita e che è stato formato per ascoltare e aiutare chi si trova in difficoltà. È di aiuto condividere i propri sentimenti con altri che li provano e che sono gli unici che possano capirci. Contattaci subito se sei una persona vedova.    

Amici e famigliari

Anche all'interno della propria cerchia di affetti la condivisione del proprio dolore è pratica sana e liberatoria: un porto sicuro di affetti veri e costanti, una bolla protettiva di amore e sostegno che, per quanto non deputata a compensare ciò che appare e che nei fatti è insostituibile, è in grado di offrire una forma di supporto fondamentale per l'intero processo di elaborazione del lutto. È un'alternativa immediata e funzionale in grado di prevenire ciò che altrimenti potrebbe diventare una soluzione altamente nociva: un progressivo auto-isolamento. Empatia e profonda comprensione devono essere alla base di un sostegno affettivo in un momento come questo: più che avere un ruolo di consiglio, spinta e giudizio, è fondamentale che queste figure siano in grado di far sentire la propria presenza con sensibilità, tatto e consapevolezza del proprio delicato ruolo.
La vicinanza di parenti affettuosi può dare un sostegno, ma nessuno può capire fino in fondo un’esperienza del genere se non l’ha vissuta direttamente. Molti di noi hanno perso genitori, parenti e amici cui volevamo bene, ma nel caso del partner non si tratta solo della perdita di una persona cara: è proprio un pezzo di noi che viene strappato via.

I Gruppi di Mutuo Aiuto

Un'altra realtà capace di offrire un sostegno reale e misurabile è rappresentata dai cosiddetti Gruppi di Mutuo Aiuto. Si tratta di incontri con cadenza fissa, in cui persone sconosciute che hanno vissuto lutti tra loro simili si riuniscono per condividere le proprie difficoltà e la propria personale esperienza di elaborazione. È un momento protetto e guidato di reciproco scambio con un certificato potere terapeutico: un ulteriore mattone di quella faticosa, difficile e dolorosa ricostruzione della propria serenità e del proprio benessere psico-fisico.

La psicoterapia

Un intervento di sostegno psicoterapeutico è una stampella fondamentale nel processo di elaborazione di un lutto di tale portata. Il sostegno di un professionista preparato in materia è un aiuto preziosissimo: la libera condivisione del proprio dolore e delle proprie difficoltà in ambiente protetto può essere tanto liberatoria quanto preziosa; un percorso di psicoterapia personalizzato rappresenta il primo passo verso un futuro meno grigio e opprimente. Lo spiega con chiarezza lo psicologo e psicoterapeuta Enrico Cazzaniga, che è anche docente nel Centro milanese di terapia della famiglia: “Nella mia esperienza professionale ho incontrato molte persone che vivevano il dolore per la perdita di una persona cara. Il lutto è un’esperienza che accomuna tutti, con poche differenze tra uomini e donne, se non per gli aspetti più concreti. Quando un uomo perde la moglie, fa più fatica a rimettere ordine nella quotidianità della vita domestica, si butta nel lavoro o in diverse attività. Per la donna, invece, prevale il sentimento della separazione. In ogni caso, però, a un certo punto, occorre la decisione di mettersi in gioco e agire per superare la perdita e per affrontare quella che io chiamo la “solitudine emotiva”».

La fede

Un vedovo ci scrive: L'essere credente è per me un aiuto e mi fa pensare che questa separazione sia provvisoria. Se non avessi questa certezza non avrei potuto resistere fino ad oggi.

Il ritorno alla vita

Non esistono tempistiche precalcolate in grado di prevedere quanto tempo è necessario per imparare a convivere serenamente con questo tipo di dolore e a cominciare a sorridere di nuovo alla vita. Sono moltissime le variabili in gioco, ma la condizione necessaria affinché un percorso di recupero, per quanto lento e faticoso, risulti alla fine davvero efficace, è solamente uno: il desiderio di sentirsi meglio. Statisticamente, è dopo il primo anno di vedovanza, se affrontato in maniera corretta, che il rapporto con il proprio dolore cambia lentamente forma, assumendo fattezze più gestibili e sopportabili. La persona è scomparsa dalla nostra vita, ma nel mentre abbiamo imparato ad interiorizzare con serenità il bagaglio affettivo che ci ha lasciato in dote, a farne tesoro e anche a farlo circolare.

La statistica non sempre funziona. Non tutte le storie sono uguali, sia per l’età sia per il vissuto personale: la vedovanza di un cinquantenne è diversa da quella di un ottantenne, perché diverse sono le prospettive e la possibilità di avere ancora un futuro. Il confronto con altre persone vedove può aiutare a sentirsi maggiormente capiti.