Non fare LA SUOCERA


RELAZIONI

I percorsi per fidanzati si "allargano" alle famiglie d'origine: perché tra la nuova coppia e i genitori si instaurino rapporti equilibrati e il distacco non diventi uno strappo

di Diego Motta

 


Riproduzione  parziale dal n. 111 di "Noi, genitori & figli" del 30/09/07


 


Storie di dialoghi e di scontri, di tensioni e di speranze. Per un uomo e una donna che si sposano e cambiano la loro vita, ci sono due altre famiglie che vivono il matrimonio con altrettanta attesa e apprensione: la famiglia di "lui" e la famiglia di "lei". I futuri suoceri e, se Dio vorrà, un domani anche futuri nonni. L'anedottica è piena di racconti e luoghi comuni sul rapporto tra la suocera e la nuora, sui disagi che crea la possibile invadenza della prima e sui desideri d'indipendenza della seconda. Lungi dal banalizzarlo, in realtà il rapporto tra giovani sposi e famiglie d'origine appare sempre più cruciale e decisivo. Non tanto per la tenuta della nascente coppia, quanto per l'attuarsi di quella che potremmo chiamare una corretta dialettica intergenerazionale. Non è un caso che diversi percorsi per fidanzati proposti nelle parrocchie, dal Nord al Sud della penisola, abbiano messo a tema la questione e spesso prevedano incontri ad hoc durante la preparazione al matrimonio. Negli ultimi mesi è successo, ad esempio, a Merate, nel milanese, a Torre Boldone, Dalmine e Nembro nella diocesi di Bergamo,   per  restare  al Nord. È il segno che un'attenzione pastorale nuova si sta imponendo. E del resto instaurare dinamiche corrette tra famiglie d'origine e nuove famiglie non è tema che si esaurisce con le nozze, anzi. È una sfida che si rinnova, un equilibrio da trovare giorno per giorno. «Nelle famiglie odierne — sostiene Eugenia Scabini, docente di Psicologia sociale della famiglia all'Università Cattolica - è difficile attuare un distacco e una "separazione"   positivi e maturi (lascerai tuo padre e tua madre...). Il distacco è difficile perché mancano la progettualità e il senso della vocazione». Parole pronunciate qualche mese fa durante un convegno organizzato dalla diocesi di Milano, i cui atti sono oggi disponibili in una pubblicazione dal titolo "Giovani e famiglia", edita dal Centro ambrosiano. Parole che riecheggiano quanto il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi scriveva nel percorso pastorale della diocesi, dal titolo "L'amore di Dio è in mezzo a noi". «La famiglia - si legge - è il luogo dei più profondi legami e insieme dei più profondi distacchi. I legami e i distacchi rappresentano la legge dell'amore e della libertà. In una famiglia si devono coltivare questi fortissimi legami, che permettono di rendere solide le radici nella vita, di trasmettere la fede e di insegnare l'amore».


Un'immagine profonda, che ben racchiude il momento delle grandi scelte: quando un figlio guarda negli occhi il papa e la mamma e spiega loro cosa intende fare della propria vita. Un momento in cui c'è (o dovrebbe esserci) tutto: la relazione unica instaurata nel corso degli anni, la riconoscenza per quanto ricevuto ma anche la richiesta di poter andare. Di poter fare da solo perché si è imparato a camminare con le proprie gambe. Di poter formare una propria famiglia a partire da un nuovo legame, che richiede anche un distacco. In un certo senso è quanto accade nella parabola evangelica del figliol prodigo. «Quali sono — si chiede dal canto suo Aurelio Mottola direttore della casa editrice "Vita e pensiero" - gli ingredienti di questo legame perduto e poi ritrovato? Innanzitutto la libertà del figlio, senza la quale non ci sarebbe legame vero: un rapporto tra genitori e figli nel quale il figlio sia calpestato nella sua libertà non è legame vero perché misconosce l'essenza della relazione». Dunque, nel rapporto tra una famiglia che nasce e i futuri suoceri resta centrale il valore della libertà responsabile: dei fidanzatifigli verso i rispettivi genitori e viceversa. Un affidamento reciproco, basato su rispetto e conoscenza diretta. Un affidamento di cui la Chiesa stessa può farsi carico, attraverso la preparazione, prima e dopo il matrimonio, alle dinamiche nuove che si creeranno. «L'ascolto deve sempre più diventare stile di un'azione pastorale», sostiene in conclusione don Silvano Caccia, responsabile del servzio per la famiglia della diocesi di Milano. In questo modo, legami e distacchi possono trasformare dei possibili strappi, anche in famiglia, in occasioni per cementare un'unione ancora più forte. ♦


 


L'ANALISI

TRA MOGLIE E MARITO...

La nostalgia della casa paterna e l'invadenza dei genitori tra le cause di maggior attrito nella coppia. L'Ufficio famiglia della Cei: serve più formazione.


In base alle indagini effettuate dall'lstat, la nostalgia della vita a casa dei genitori, delle vecchie abitudini e delle coccole di mamma e papà è uno dei fattori di maggior attrito tra marito e moglie (31%), accentuata dalla troppa e frequente invadenza dei suoceri nella vita di coppia (27%). Dati «davvero preoccupanti - commenta don Sergio Nicolli, responsabile dell'Ufficio nazionale di pastorale familiare della Cei - anche perché i fallimenti di giovani coppie dovuti a un rapporto sbagliato con le famiglie di origine sono in continuo aumento».

L'errore più ricorrente, secondo il sacerdote, è la dipendenza reciproca: figli dipendenti dai genitori, ma anche genitori dipendenti dai figli. E la nuova famiglia va in crisi perché non è avvenuto il terzo "taglio del cordone ombelicale", indispensabile per generare un figlio maturo (il primo è quello della nascita, il secondo quello dell'adolescenza). «Molti genitori sperano che il figlio o la figlia, una volta sposato, non cambi troppo le abitudini di frequentazione della famiglia di origine». Ma quando ci si sposa, il neomarito e la neomoglie, assieme ai genitori, entrano in una nuova condizione che richiede la scoperta e la fatica della novità. «Non è in discussione la relazione di affetto reciproco, ma devono cambiare le caratteristiche e le modalità. Temo che il rischio della dipendenza cresca ancora di più in futuro; quanto più nella società aumenta la necessità di "difendere" e di proteggere i figli - continua don Nicolli - tanto più questa protezione, se non e accompagnata da un progetto di autonomia,


Ecco perché l'attenzione pastorale non solo ai fidanzati ma anche ai futuri suoceri è un servizio decisivo anche in prospettiva futura. Una responsabilità in più per gli animatori dei percorsi di formazione alle nozze... «Gli animatori - spiega il responsabile dell'Ufficio famiglia - dovrebbero affrontare esplicitamente il tema con i fidanzati e invitarli a descrivere il loro rapporto con i genitori e con i futuri suoceri. Ma ritengo opportuno che gli animatori, con discrezione e rispettando le situazioni particolari, prendano l'iniziativa di incontrare i genitori dei fidanzati, senza la presenza dei figli per non creare condizionamenti, per aiutarli a vivere il matrimonio dei figli come una tappa importante della loro storia d'amore». LM.