Spesso, quando pensiamo alla crisi di coppia, immaginiamo scenari drammatici, in cui due persone litigano, urlano e infine si lasciano.
In realtà, nella maggior parte dei casi, la distanza emotiva tra due persone si insinua in modo silenzioso e quasi impercettibile, fino a quando, nel momento in cui ce ne rendiamo conto, il danno è già profondo.
È quindi fondamentale imparare a riconoscere questi segnali il prima possibile.
Questo è il primo e più importante passo per poter dare un futuro alla relazione: è un gesto di cura verso la coppia.
All’inizio della relazione tutto ruota attorno all’altra persona: ci interessiamo a ciò che fa, a come passa la giornata, a come si sente, ai suoi interessi, al lavoro e non ci stancheremmo mai di ascoltarla.
Successivamente qualcosa può cambiare in maniera graduale e invisibile ed è fondamentale accorgersene per tempo.
L'interesse verso l'altro può affievolirsi, a causa del fatto che siamo totalmente assorbiti da stimoli esterni (lavoro, figli, famiglia d'origine, Social,...); fatichiamo a connetterci con noi stessi, figuriamoci con un'altra persona, nonostante sia l'amore della nostra vita.
In alcuni casi, però, questa distanza non nasce da un indebolimento del sentimento, ma da una fase di stanchezza emotiva nella coppia, legata allo stress e alle pressioni della vita quotidiana.
A un tratto ci chiediamo: da quanto tempo non le chiedo come sta veramente? Perché non capisco più al volo la persona che ho accanto? Cosa sta succedendo tra noi? Quando abbiamo smesso di ascoltarci a vicenda? È ancora la persona giusta per me?
Queste domande racchiudono il significato del “noi”, inteso come la scelta consapevole di due individui di vivere una relazione insieme.
Senza ascolto reciproco il rapporto è destinato a crollare, perché la distanza emotiva porta a sentirsi soli anche quando si è insieme, a non sentirsi più complici e capiti; ci induce spesso a trattenere quello che sentiamo, per paura di scatenare discussioni.
Questi sono tutti campanelli d'allarme che, se notati per tempo, possono fare la differenza tra due persone che semplicemente convivono e due che, invece, condividono la vita insieme.
Troppo stanchi e sovraccaricati, a volte ci scordiamo come comunicare efficacemente.
Rispondiamo male alzando la voce, oppure con aria annoiata o, ancora, guardiamo da un'altra parte mentre ci stanno parlando.
Le conversazioni diventano monotone e puramente funzionali (bollette, spesa, figli, ...) e spesso si finisce per litigare, rispondendo in modo secco o stando sulla difensiva.
Perché non riesco a esprimere quello che penso senza arrabbiarmi? Perché ho paura di dire qualcosa di sbagliato? Se dico questa cosa scatenerò l'ennesimo litigio? Capirà quello che voglio dire senza fraintendere le mie parole?
Queste sono tutte domande naturali che ci poniamo quando vi è un clima di tensione in casa.
Trovare il momento giusto per affrontare certi argomenti è importante tanto quanto il fatto stesso di parlarne. Infatti, anche non discutere mai di nulla, è uno dei segnali che ci permettono di intuire che qualcosa non sta funzionando.
Nascondere ciò che realmente sentiamo per il quieto vivere è un atteggiamento che sul lungo termine porta la coppia ad allontanarsi, creando astio e malcontento.
Altro aspetto da non sottovalutare è il modo di dire le cose. Se una persona ci urla in faccia, difficilmente saremo disposti ad ascoltarla e, se non siamo individui emotivamente regolati, le nostre reazioni saranno probabilmente due: o ci allontaneremo, lasciando cadere la discussione, usando il silenzio punitivo; oppure, scatteremo a nostra volta, generando una catena infinita di litigi. Questo accade quando il nostro vissuto prende il sopravvento e i problemi personali si riflettono sulla relazione.
È quindi un segnale importante riconoscere il bisogno di affrontare prima alcune questioni personali, per poter poi costruire una comunicazione più sana all’interno della coppia.
Nelle relazioni che durano da parecchi anni spesso ci si dimentica di come, all'inizio, piccole attenzioni suscitavano stupore e accendevano la scintilla.
Dare per scontato che una persona ci stia accanto per tutta la vita, anche se non coltiviamo il legame, è un comportamento abbastanza diffuso.
Quando però iniziamo a notare che c'è distanza fisica, che l'altro non ci cerca più come prima, che gli abbracci e i baci sono diventati un miraggio, capiamo che ci sono degli indizi da non sottovalutare.
Il desiderio può calare, perché la quotidianità e le preoccupazioni giornaliere prendono il sopravvento, e ci chiediamo: quando è stata l'ultima volta che abbiamo fatto sesso? Quando ci siamo presi del tempo per coccolarci? Perché non ci abbracciamo più al rientro dal lavoro?
I piccoli gesti affettuosi di una volta scompaiono e ci si ritrova sul divano insieme, ognuno con in mano il proprio smartphone, magari anche vicini, ma completamente disconnessi l'uno dall'altro.
Come siamo arrivati a questo punto? E quando?
Questo avviene spesso in maniera talmente graduale che quasi non ce ne accorgiamo.
La fisicità è importante certamente, ma è direttamente proporzionale all'intimità intesa come complicità tra due persone.
Parliamo di un’intimità che nasce dal condividere esperienze insieme, in modo autentico e senza distrazioni.
Quando uno dei due preferisce fare attività individuali, è sempre fuori casa, predilige gli amici o la famiglia a discapito del partner, sentiamo scattare dentro di noi un campanello d’allarme. Notarlo, però, ci aiuta a prevenire qualcosa di più grande.
A volte, perdiamo la voglia di fare progetti insieme e ci chiediamo come possa essere la vita senza di lui/lei, iniziando a capire che davvero la relazione si sta sgretolando.
Sarò in grado di cavarmela senza l'altra parte? Com'era la vita prima che ci conoscessimo?
Anche questi quesiti sono segnali di qualcosa che può essere corretto, se si ha la voglia di stare insieme.
Se tutto quello che si fa in coppia ci pare un obbligo e ci sentiamo bloccati, è il momento di agire per cambiare la situazione.
Accorgersi di questi pensieri non è necessariamente stabilire che la relazione è finita; anzi, è essere onesti con sé stessi e aver capito che, nonostante si ami con tutto il cuore qualcuno, è fondamentale stare bene in prima persona all'interno della coppia. È una forma di rispetto verso sé stessi e verso il proprio compagno o la propria compagna.
Quando si parla di crisi di coppia, spesso le persone non considerano la possibilità di rivolgersi ad un aiuto esterno: chi per vergogna o perché pensa di aver già fatto tutto il possibile.
Ho fallito come compagno o compagna se mi rivolgo a una professionista? Cosa penserà il mio partner? Vede gli stessi problemi che vedo io? Ho paura che, chiedendo aiuto ad altri, peggiori la situazione. Faccio bene a fidarmi?
In uno spazio neutro si può vedere oggettivamente cosa non funziona nella relazione e dare suggerimenti per ricostruire il rapporto.
Riconoscere di non riuscire a risolvere tutto da soli è un atto di maturità individuale e relazionale, che porta innanzitutto alla crescita personale e può fornire nuovi strumenti per il futuro che, durante una crisi, non si conoscono.
Per questo esistono diverse associazioni, tra cui Aiuto Famiglia, che offre servizi dedicati, completamente in anonimato e gratuiti, per supportare giovani coppie, famiglie e relazioni durature le quali hanno perso la giusta spinta per fiorire nuovamente.
In conclusione, la coppia si basa sulla crescita condivisa e su momenti che a volte sembrano banali e scontati, ma che viviamo una sola volta e non tornano più.
Per questo ha bisogno di cura costante, attraverso l'attenzione reciproca.
Il tempo è un bene prezioso e dedicarne una parte a chi amiamo è forse il dono più autentico che possiamo fare alla nostra relazione.
