La trappola dello smartphone: quando il digitale crea distanza emotiva

Non sono rare le occasioni in cui, all’interno di una coppia, si organizzano cene romantiche alle quali ci si prepara con tante aspettative scegliendo l'abito migliore e il profumo più inebriante. Si sogna un tête-à-tête con il partner, tra sguardi innamorati e mani intrecciate, per poi scontrarsi con una realtà in cui il partner è con gli occhi fissi sullo schermo dello smartphone, ignorando l'altro e scatenando in lui un sentimento di disagio e di frustrazione che, a lungo andare, potrebbe compromettere la qualità e la durata della relazione.

 

Coppia in crisi a causa dell'uso dello smartphone

Phubbing: quando lo smartphone diventa un muro

Phone e snubbing: sono due parole inglesi che, fuse tra loro, rappresentano un fenomeno sempre più dilagante nella società. Il phubbing si verifica quando una persona, seppur fisicamente vicina e presente, è distratta dal costante uso dello smartphone. A tutti sarà capitato di esclamare "mio marito/mia moglie sta sempre al telefono" e ciò non costituirebbe alcun problema se ci si limitasse a controllare il dispositivo solo all'arrivo di una telefonata importante oppure a utilizzarlo nelle pause relax o in fila alla posta. 

La questione diventa seria quando ci si ritrova con il partner sempre al telefono, in un continuo scrolling, nonostante la presenza del compagno o compagna: chi subisce il phubbing finisce con il percepire rifiuto e mancanza di interesse, cause di una disconnessione empatica che rischia di far naufragare il rapporto di coppia.

Lo smartphone diventa il destinatario di sguardi che un tempo erano indirizzati solo alla propria dolce metà: in quei momenti dire "ti voglio bene" mentre si sta interagendo col telefono sembra vuoto e poco autentico. Anche l'università canadese MacEwan ha evidenziato che tutti abbiamo bisogno del contatto visivo per trovare conferma alle parole pronunciate: guardarsi negli occhi ha una valenza inestimabile perché si dona sostanza, profondità e sentimento a parole importanti.

 

Perché ci rifugiamo negli schermi?

Diversi studi pubblicati sul "Journal of applied social psychology" e sul "Journal of social and personal relationships" mostrano come gran parte della popolazione ha subito phubbing e, la metà di questi, ha sperimentato un'insoddisfazione nel rapporto, una diminuzione di empatia e insicurezza.

Alla base del phubbing c'è chiaramente una dipendenza da internet che, a lungo andare, sfocia in difficoltà nel relazionarsi anche con il partner, nell'isolamento fisico ed emotivo, nella perdita di concentrazione e nella cattiva qualità del sonno. Quest'ultimo fattore si ripercuote molto nella serenità della coppia, perché dormire male rende nervosi, con effetti negativi sulla serenità domestica.

Il phubbing è anche conseguenza di un fenomeno chiamato FOMO (fear of missing out) ovvero l'ansia e la paura di non essere aggiornati e di patire una sorta di mancanza di comunicazione digitale: questo porta a un controllo frenetico di chat e social, che non fa altro che risucchiare la vittima nel mondo virtuale, facendogli perdere l'autocontrollo.

C'è poi chi usa lo smartphone per riempire i tempi vuoti, avendo un'esistenza sostanzialmente priva di svago e di interessi: si preferisce dunque dedicarsi alla visione di video online, interazioni social o giochi piuttosto che organizzare qualcosa in famiglia o con il partner, come ad esempio una serata al cinema o una passeggiata all'aria aperta.

 

Coppia insieme ma assorbita dallo smartphone, immagine collegata alla distanza emotiva causata dal digitale.

Le conseguenze sulla salute della relazione

Il phubbing porta a una sensibile diminuzione dei comportamenti prosociali quali aiutare, collaborare, sostenere il prossimo, che si riflettono anche nella sfera intima. Vengono meno l'interesse per l'altro, il dialogo nella coppia, il rispetto, gli apprezzamenti e perfino l'intimità ne risente: percepire il proprio compagno o compagna più interessato a interagire col telefono, fa sentire non desiderati e, un giorno dopo l'altro, la complicità e il desiderio vengono meno. Può subentrare inoltre anche la gelosia perché può anche scaturire il pensiero che il partner trovi ogni tipologia di soddisfazione online, seppur virtuale, ricreandosi dunque addirittura la fattispecie del tradimento. 

Subentra la solitudine nella coppia e la tecnologia trasforma due innamorati in semplici coinquilini che interagiscono tra loro solo lo stretto necessario, per questioni relative ai figli, al lavoro o poco altro.

In questa situazione i litigi sono dietro l'angolo e molto spesso sono gestiti in maniera errata da chi subisce il phubbing: il conflitto rischia infatti di diventare accusatorio e unilaterale e in questo caso è difficile pervenire a una risoluzione, ma piuttosto si apre la strada alle ripicche, al vittimismo e ai ricatti, deleteri per la salute del rapporto.

 

Dalla connessione digitale alla riconnessione umana

Molti studiosi ritengono che chi soffre di phubbing consideri inconsapevolmente lo smartphone come rifugio emotivo, nel quale ripararsi per sfuggire a una vita insoddisfacente in cui non ci si sente particolarmente apprezzati dal partner, percependosi una certa stanchezza emotiva nella coppia. Il like a una foto o un commento intrigante diventano fonti di gratificazione, creandosi una connessione emotiva sui social network: aumenta la produzione di dopamina e, con essa, il piacere, che però è effimero, illusorio.

Si ignora però che la ricompensa ottenuta è meramente narcisistica perché nutre solo l'Io, non la propria anima sofferente per una mancanza all'interno della coppia: lo smartphone diventa ciò che il peluche è per i bambini, ossia un oggetto utilizzato per supplire a una distanza emotiva, seppur temporanea.

Per salvare il rapporto di coppia è necessario prendere consapevolezza di quanto lo smartphone sia diventato un intruso nella relazione: il primo passo è ricominciare a considerare il partner e interagire con lui guardandolo negli occhi, mostrando sincero interesse per ciò che dice. Il rifugio emotivo deve essere ritrovato tra le quattro mura domestiche, proprio lì dove è nata la mancanza, non nell'illusione virtuale.

 

Piccoli passi per ritrovare l’alleanza di coppia

Per mettere fine al phubbing nella relazione, bisogna intraprendere un percorso fatto di passi concreti, come ad esempio individuare dei momenti della giornata in cui il telefono deve essere silenziato o addirittura spento: ad esempio a cena e dopo-cena, quando si tende a condividere maggiormente le esperienze della giornata trascorsa. Il silenzio tecnologico favorisce l'ascolto attivo: la chiave per una relazione sana e duratura è infatti interessarsi a ciò che il partner dice e preservare la riconnessione emotiva. Si potrebbe anche utilizzare un vecchio telefono senza internet, da utilizzare in quei momenti in cui la coppia vive momenti intimi, così da non avere alcuna forma di intromissione.

Una buona idea sarebbe anche quella di scaricare sul telefono un'applicazione che monitori il tempo che si trascorre online, così da rendersi conto se si sta esagerando e, in tal caso, impostare un limite di tempo da rispettare.

Bisogna inoltre mettere da parte il dispositivo tecnologico durante il litigio, perché altrimenti si rischia di dare l'impressione al partner di non prendere sul serio il motivo del dissidio, di evitare di prendere coscienza del problema, trovando più interessanti i contenuti online.

Per annullare la distanza emotiva da smartphone, sarebbe opportuno creare leggerezza e organizzare un'attività ricreativa insieme al partner, che soddisfi entrambi e porti serenità nella relazione: vivere del tempo di qualità e coltivare l’intimità fisica sono le scelte vincenti con cui nessuna realtà virtuale potrà mai competere.

La connessione emotiva richiede non un buon segnale Wi-Fi, ma guardarsi negli occhi, dialogare, fare un apprezzamento e una carezza che trasmetta calore anche fisico. La coperta di Linus dove trovare rifugio non è lo smartphone, ma la persona che si è scelta di avere come compagno di vita, con cui ritrovare l'intimità di coppia, in modo da riceverne quelle attenzioni che valgono molto più di un like sui social.