Generazione Z

 

Che sorpresa, gli adolescenti

 

Riproduzione dal n. 267 di Noi Famiglia & Vita del 16/05/2021

 

di Paolo Ferrario

 
La chiamano “Generazione Z” semplicemente perché viene dopo la “X” e la “Y”, cioè i “boomers” e i “millennials”. Per loro una definizione ancora non c’è, eppure questi adolescenti del terzo millennio hanno molto da dire e, ancora di più, da fare, soprattutto per “salvare” il nostro Pianeta. Un’urgenza che, per primi, sono stati capaci di imporre all’agenda della politica mondiale. «Potremmo chiamarla “Generazione Greta”», butta lì Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net e autore, insieme allo scrittore Federico Taddia, di Chi sono? Io. Le altre. E gli altri, uscito in questi giorni per DeAgostini (233 pagine, 13,90 euro). Il libro è una fotografia per certi versi abbastanza inedita e, anche, sorprendente, degli adolescenti italiani. Un’immagine scattata da loro stessi. In oltre 30mila, infatti, hanno accettato di rispondere alle più di 100 domande proposte dai due autori. Tantissimi i temi toccati: dall’amicizia all’amore, dalla fede alla felicità, dal futuro all’impegno nel presente. E così via, fino a tracciare un identikit il più fedele possibile di una generazione difficile da “incasellare” in schemi preordinati.

«Il nostro è stato un approccio senza pregiudizi», sottolinea Federico Taddia, che ricorda come, quest’anno di pandemia, «abbia reso gli adolescenti più consapevoli», spingendoli a «porsi le domande decisive» sulla vita. Soprattutto, raccontano Grassucci e Taddia, i ragazzi si sono interrogati sul «senso» di ciò che stava loro capitando e sulle situazioni nuove, come la didattica a distanza, che stavano e, per certi aspetti, ancora stanno vivendo.

«Non vogliono essere omologati e sono alla ricerca di una propria specificità», chiosa Taddia. Mentre Grassucci annota: «Si sentono sottovalutati e hanno paura di deludere i genitori». Uno su cinque, comunque, quando ha un problema si rivolge ancora a mamma e papà, mentre il 67% ritiene i propri genitori «un modello d’amore». La famiglia è in cima ai desideri di questi giovanissimi: il 66% vuole sposarsi e il 73% avere dei figli. L’81%, poi, nel caso diventasse padre o madre, vorrebbe assomigliare ai propri genitori, che il 69% ritiene, «nel complesso, buoni». Sono ancora molto giovani ma già si sono resi conto che la volontà e i desideri si devono scontrare con le sfide e le fatiche della realtà. Il 65% ritiene, allora, che prima di sposarsi «bisogna pensare alla stabilità personale ed economica », anche se il 31% è convinto che «non c’è un momento migliore di altri» e il 4% è pronto a “buttarsi” perché «non bisogna aspettare troppo tempo: più si è giovani, meglio è».

Rispetto al pregiudizio che li vorrebbe poco interessati alle pratiche religiose e all’impegno in generale, gli adolescenti italiani ci sorprendono ancora. Quasi uno su tre (il 28%) si dichiara «credente e praticante», il 37% «credente ma non praticante » e il 35% «ateo». Sul versante dell’impegno per gli altri e la società, il 41% degli adolescenti pensa di essere «molto altruista» e il 47% «abbastanza altruista». E ancora: se il 64% dice di non aver mai fatto volontariato anche se «mi piacerebbe », il 26% è già attivamente impegnato perché «credo sia importante ». Soprattutto, il 71% è sicuro che «le persone della mia età possono cambiare le cose» e il 6% vuole «scendere in piazza a protestare». «Si trovano ad affrontare il mondo con strumenti che ritengono non adeguati», sottolinea Grassucci. Che ricorda come siano tre gli ambiti cui mettere mano quanto prima: la scuola, il lavoro e la tutela ambientale. Anche il rapporto con gli adulti è piuttosto complicato. Il 51% si fida «solo di pochi» e il 10% «di nessuno», mentre l’8% si fida «di tutti» gli adulti e il 31% «della maggior parte». Il 36% crede «abbastanza» nei professori e il 37% si fida «solo di alcuni», l’11% ci ha creduto «raramente» e il 6% «mai». Curiosamente (ma forse no) è la stessa percentuale che crede «ciecamente» nelle notizie che legge su internet, «strumento democratico in cui tutti possono dire la loro». «Questa – riassume Taddia – è una generazione consapevole di avere la grande possibilità (e responsabilità) di cambiare il futuro, ma anche tante paure da affrontare. Tra tutte, la paura di fallire. Sotto questo aspetto, come generazione adulta abbiamo ancora tanto lavoro da fare, per esempio educando al fallimento. Perché dopo ogni caduta, è sempre possibile ripartire».