Scelta omosessuale

 


Riproduzione parziale dal n. 242 di "NOI, famiglia&vita" del 28/07/2019

 

«Oggi sono lesbica, domani forse no»

Sempre più adolescenti «transitano», per un periodo di tempo variabile, attraverso una scelta omosessuale. I terapeuti si sono interrogati su alcuni segnali che indicano comportamenti più «di moda» che sostanziali. «In parte crediamo che dichiararsi lesbica dia quella visibilità che inconsapevolmente si sperava di ricevere per caratteristiche individuali, che invece nei vari tentativi di affermazione della propria desiderabilità sociale non hanno raggiunto il gradiente di riconoscimento voluto ‒ scrive Elena Paracchini ‒. La nostra impressione è che proclamarsi appartenente alla comunità lesbica regali molti punti in termini di notorietà ». Quel conflitto interiore che tuttora vivono i giovani «impegnati a costruirsi unʼautentica identità omosessuale», quel sentirsi a volte «soggetti sbagliati» non riguardi le ragazze che adottano scelte omosessuali «temporanee». «Ci pare cioè che siano interessate, più che alle esperienze omosessuali in sé, al poter dire di averle avute o di essere disposte a farle».

 

Accompagnamento

 

Oggi questi cammini pastorali stanno acquistando maggiore visibilità e se ne avverte l’improcrastinabile esigenza. Le difficoltà sono molte. La prima è di ordine generale ed è legata alla crisi del costume sociale, che si caratterizza per la forte diminuzione di comportamenti condivisi: oggi si esalta l’autonomia del soggetto, ma questi risulta sempre più incerto e confuso. Si accentua, così, il fenomeno della privatizzazione individualista di un soggetto ripiegato su di sé, i suoi affetti, desideri ed emozioni. I legami, che pure esistono, risultano difficili da riconoscere, perché sono vissuti in modo autocentrato e vengono ricercati solo se gratificanti. Se a questo aggiungiamo le straordinarie scoperte tecnico-scientifiche, dove tutto ciò che è tecnicamente possibile sembra buono, comprendiamo come oggi appaia sempre meno evidente la questione morale, a tutti i livelli.
In tale clima, ed è la seconda difficoltà, la tentazione dei cristiani è di ricorrere al linguaggio del passato, attaccandosi ad una morale legalista, ridotta a norme da osservare. Al n. 305 di
Amoris laetitia Francesco dice, certo parlando dei pastori e riferendosi a «coloro che vivono in situazioni 'irregolari'», ma la stessa cosa si può dire per tutti, «che un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali … come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone ». Le difficoltà pastorali sono strettamente legate alla resistenza a pensare la questione omosessuale, oscillando dal disagio di chi «non sa che cosa dire» all’auspicio di aperture e rinnovamenti a volte scoordinati o retorici.
Anche nel documento finale del Sinodo dei vescovi sui giovani si sollecitano attenzioni pastorali verso le persone omosessuali.
Le prospettive pastorali potrebbero essere illuminate da una riflessione sulle domande antropologiche e teologiche fondamentali, implicate nella 'cura pastorale delle persone omosessuali', come era intitolato il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (1° ottobre 1986), firmato dal cardinale Ratzinger. Queste domande vanno alla radice dell’esperienza umana universale: che cos’è il desiderio sessuale (eros)? Che rapporto c’è tra sentire (emozioni) e volere (libertà)? Che cos’è il proprio corpo, con il desiderio che lo abita? Quale nesso c’è tra esperienza di sé ed incontro con l’altro? Che cos’è la cultura? Come Chiesa, e come teologi, dobbiamo avere il coraggio di ripensare queste domande superando la tentazione di rispondere semplicemente invocando la 'natura' umana, intesa come una sostanza immutabile e conosciuta dalla ragione una volta per sempre, in modo innato, e identificata con l’organismo biologico che diventerebbe il 'dato naturale' di base. Nell’uomo infatti tutto ciò che è organicobiologico rimanda originariamente al corpo proprio, il corpo di carne, e questo corpo rimanda al sé personale. A sua volta, il sé rinvia all’altro e agli altri, nelle forme complesse delle relazioni socio-culturali. In tale orizzonte, per il credente, nasce la grande questione del rapporto tra la creatura e l’Origine, che è Dio.