CELLULARI A LUCI ROSSE


Scatti osé rubati a compagni/e e poi "girati" agli amici via mms, prof. "paparazzate", filmini semi-porno che passano di telefonino in telefonino.... Cosa succede agli adolescenti?


Riproduzione  parziale dal n. 103 di "Noi, genitori & figli" del 17/12/06


La Tecnologia    Se il display è fuori controllo

Aggirare le "protezioni" e accedere alla pornografia via cellulare è un gioco da ragazzi. E per i genitori la sorveglianza diventa una missione impossibile. Ecco cosa c'è da sapere per non farsi sorprendere dal peggio

di Giuseppe Romano


Aveva un bell'invocare «Videochiamami!» l'abbondante biondona nazionalpopolare per invogliare all'acquisto di un cellulare con telecamera inclusa. Più che l'affare del secolo, quello dei nuovi telefonini rischia di diventare un cavallo di Troia per quanto di peggio possa accadere ai nostri figli.


Crescono in modo esponenziale le segnalazioni di materiale pedopornografìco trasmesso via telefonino: c'è l'iniziativa individuale dell'ex fidanzatino che, mollato dalla bella coetanea, diffonde a tutta la scuola il filmato osé della fanciulla; e c'è la scoperta che intere comitive di minorenni vengono adescate e incentivate a partecipare a un gioco, spedendo fotografìe del proprio corpo e vincendo ricariche. Naturalmente c'è poi l'enorme giro di pornografia "professionale ' che chiunque, anche i ragazzi e i bambini, può scaricare e vedere sul proprio telefonino.


Tutto questo sta uscendo dall'ombra. Lo dobbiamo in parte a "Report", trasmissione di Rai3 con cui nell'aprile scorso Milena Gabanelli ha dimostrato come sull'argomento molti gestori di telefonia mobile mostrino come minimo acquiescenza. Se Vodafone non fa mistero di offrire il porno ai propri clienti come una delle opzioni preferenziali, H3G, la popolare "Tre", è stata più volte chiamata a giustificare la facilità con cui chiunque, anche un bambino, può accedere a contenuti sconvenienti dal menù del proprio videofonino. Molti liceali intervistati  dalla  Gabanelli  hanno  dimostrato quanto siano ridicole le protezioni che i gestori telefonici metterebbero a ostacolare questo tipo di frequentazioni.


Bambini e genitori: sta qui il corno più puntuto del problema. In una inversione di ruoli dove a essere impacciati e ignoranti sono gli adulti, mentre i ragazzi, anche giovanissimi, di solito conoscono a menadito tecnologie e procedure. Quanti papà, quante mamme sanno, per esempio, che bloccare le telefonate verso numeri ritenuti sconvenienti nel cellulare del proprio figlioletto non serve a molto se il medesimo apparecchio può collegarsi a internet e scaricare o spedire materiale di ogni genere? E quanti sanno che esistono nuove reti di diffusione digitale che possono trattare i telefoni di ultima generazione come terminali televisivi e internet senza fili, per comunicare contenuti potenzialmente ovunque, affiancando e scavalcando gli abbonamenti ai gestori telefonici?


Il telefonino, oggi, non è più soltanto lo strumento per telefonare. Il cellulare è un terminale portatile per comunicare, accedere alla rete, spedire e ricevere materiali, acquistare musica e video. Dotato di telecamere sofisticate, è anche eccellente sponda tecnologica delle imprese più diverse: per esempio - Ferrara, 10 novembre - può documentare e diffondere il vendicativo pestaggio eseguito da un gruppo di ragazze diciassettenni nei confronti della quindicenne che aveva soppiantato una di loro nel cuore di un ragazzo. Oppure - Ancona, 17 novembre - può registrare lo stupro perpetrato su una tredicenne da un branco di compagni di scuola. Tutte queste immagini, tra l'altro, si tradu­cono in un nuovo modo di fare televisione, tendenza clamorosamente visibile in canali televisivi di nuova concezione come YouTube, invenzione dell'anno 2006 secondo "Time", dove sono gli utenti stessi a produrre e a inserire i contenuti video. Con limiti, certo (ma non dovunque), circa i contenuti osceni o razzisti, con cautele, certo (spesso a posteriori), rispetto alle violazioni del copyright. Ma senza "moderatori" efficaci al cento per cento: lo confermano le raccapriccianti immagini di violenza sul ragazzo down che, prima di essere bloccate dalla Procura, nelle scorse settimane hanno fatto in tempo a scalare le classifiche dei più richiesti su Google video, popolarissimo motore di ricerca in internet, peraltro finito sotto inchiesta per non avere vigilato su quel che immetteva in rete.


 Soltanto eccessi? Questi sì. Ma sta il fatto che filmare la bravata di ogni tipo è diventato una moda, con siti e forum giovanili adibiti a discutere, votare, esaltare. E se qualcuno pensa che preoccuparsi di queste derive sia esagerato, non ha che da picchiare il naso contro l'evidenza delle cifre: il 51,6% dei minori italiani tra 7 e 11 anni possiede un cellulare (dati Eurispes), oltre il 90% dei minori di 21 anni usa intensamente le nuove tecnologie (ricerca dell'Università di Palermo), il 72% di ragazzi tra i 14 e i 18 anni preferisce rivolgersi online, piuttosto che in famiglia, per chiedere consulenza in campo alimentare, sessuale, astrologico, psicologico (Osservatorio sui diritti dei minori), il 66% dei minori fra 10 e 14 anni naviga ogni giorno fra web e chat, e di questi il 40% non parla mai con i genitori di ciò che vede (Eurisko). Piccoli italiani crescono.


Frattanto, negli ultimi anni, le tv a luci rosse e il porno diffuso sui cellulari hanno potuto contare su un mercato che, secondo le stime di Eurispes, nel 2004 valeva rispettivamente 247 e 140 milioni di euro. Una nuova frontiera che permette di visionare per pochi minuti foto o brevi filmati nelle connessioni del reparto "Vietato ai minori di 18 anni" (almeno in teoria, visto che con un minimo d'inventiva è facile aggirare l'ostacolo), al costo di pochi euro; mercato nuovo che ha collezionato nel primo anno almeno 70 milioni di connessioni. In tutto questo, ben pochi si fermano a domandarsi quale argine sociale o etico proporre. I governi di Stati Uniti, Australia, Israele, recentemente hanno varato provvedimenti restrittivi sulla pornografia via cellulare; anche quello italiano sta pensandoci, una volta constatato che il codice di autoregolamentazione firmato nel 2003 dagli operatori telefonici è palesemente disatteso. Ovvero - è l'altra faccia della stessa medaglia - che purtroppo le strategie innovative della pornografia sono massicce ed estese. Sicché in fin dei conti, dal punto di vista familiare, la vera sfida consiste nella capacità autonoma della famiglia di estendere la propria autorevolezza affettiva e formativa anche verso questi territori ingovernati (e forse ingovernabili): dobbiamo fare i conti con un futuro in cui la censura non soltanto non basta ma non è possibile, e invece si rende indispensabile la conoscenza, la stima e la fiducia tra i membri della famiglia. Forse anche con la disponibilità, da parte dei grandi, di piegarsi verso i piccoli per farsi spiegare come funziona, senza presunzioni e senza scandali preventivi. ♦


 


 Le parole


CONNESSIONE A SITI PORNO: alcuni gestori di telefonia la offrono come parte del pacchetto di offerte. Per accedere è necessario digitare una password, che però viene stabilita dal possessore del cellulare: in molti casi -se un adulto non ha provveduto diversamente all'atto dell'acquisto e della configurazione - questa password non è attiva. Altri siti porno sono accessibili sfruttando la connessione internet (Wap, Umts) del cellulare, tramite la quale si viaggia nel web come attraverso un qualsiasi computer.


REGISTRARE E DIFFONDERE: è facilissimo, bastano un telefonino con foto-telecamera. Per inoltrarli si può usare la messaggistica mms o l'email contenuta nel telefono, o ancora scaricarli su un sito accessibile ad altri.


TELEFONINO DI ULTIMA GENERAZIONE: sfruttando le nuove tecnologie e le reti di banda più ampia e veloce, può ricevere e inviare segnali video e audio di ottima qualità. Vale a dire, connettersi alla televisione o a internet. Inoltre, grazie alla telecamera, può registrare fotografie e filmati, per poi distribuirle via telefono e via internet. E può collegarsi con un pc per scaricare e scaricare materiali, per osservarli su uno schermo più grande.


TRAILER DI FILM PORNO: se ne incontrano navigando fra i menu delle offerte. In certi casi è capitato di riceverli, almeno come proposta, sullo schermo del telefonino: i gestori del porno sono gente piena di iniziative. G.R.


 


Consigli per l'uso     Operazione trasparenza


II "decalogo" della Polizia postale: acquistate ai figli un cellulare che sappiate usare anche voi. Attivate la Sim a nome vostro e non permettere a nessun altro di pagare le ricariche. E internet? Meglio se si può disabilitare...

di Vincenzo R. Spagnolo


 


Papà e mamma, mi comperate l'ultimo modello del Moto 6000, quello tutto rosa, che manda i video-messaggi, naviga in Rete, ha il vivavoce e una super-rubrica per metterci tutti i numeri dei miei amici?». Ma sì, che vuoi che sia, facciamola contenta, la nostra bambina. Del resto, purché il prezzo non sia esorbitante, per molti genitori un telefonino vale l'altro. E invece no, spiegano gli esperti della Polizia postale: «I nuovi modelli sono ipertecnologici e hanno funzioni diverse. È chiaro che conoscerli significa poter limitare i rischi di un loro uso distorto».


Ecco dunque alcuni consigli pratici per tenere sotto controllo la situazione. Il primo è semplice, ma importante: «Acquistate un cellulare che sappiate usare anche voi genitori. Così anche voi sarete in grado di poter gestire le funzionalità dell'apparecchio. Ed eventualmente decidere di disabilitarne alcuni servizi». Andando avanti, le precauzioni diventano più specifiche: «Attivate la Sim del telefono con il vostro nominativo. Ciò perché i maggiori operatori di telefonia mobile consentono agli intestatari delle utenze di verificare il traffico telefonico attraverso internet». C'è poi la questione delle ricari­che, spesso usate da adulti malintenzionati come strumento per adescare i minori: «Ecco perché — raccomandano gli investigatori - la ricarica telefonica deve essere fatta esclusivamente da voi. Solo così sarete in grado di dedurre se il minore abbia ricaricato il telefono con soldi di altre persone».

Sul piano tecnologico, i "consigli" si fanno più complicati: «Preferite i cellulari che abbiano sistemi di trasferimento dei fìles del tipo bluetooth o irda-raggi infrarossi. In questo modo permetterete al minore di scambiare con i coetanei suonerie, immagini e altro a breve distanza, permettendo loro di vedere fìsicamente da chi li ricevono oppure a chi li inviano. Ovviamente, il bluetooth deve essere attivato esclusivamente al momento dello scambio dei fìles... ». Qui il discorso esige la massima attenzio­ne: «Riguardo a internet è preferibile scegliere quei modelli che nelle impostazioni consentano di inibire o disabilitare tale opportunità. E ciò non solo per evitare costi elevati dovuti alla connessione ma anche per proteggere il telefonino da eventuali virus e lo stesso minore dai rischi legati a una navigazione non controllata». Infine, gli esperti della Postale danno un ultimo prezioso suggerimento, che riguarda il cuore della questione, cioè il rapporto di fiducia che c'è fra genitori e figli: «Sarebbe opportuno definire regole abbastanza rigide sull'utilizzo del cellulare in base all'età del minore. Ad esempio, bisogna raccomandargli di non fornire il proprio numero agli sconosciuti e di non prestare il telefonino ad alcuno». ♦


 


 Come difendersi       Mai con gli sconosciuti


Il vice questore Fabiola Treffiletti: Segnalateci ogni "drin" sospetto, ci aiuterete a scovare i malintenzionati


di Antonella Mariani


Girano nelle scuole a spiegare i pericoli della Rete e l'uso responsabile del telefonino e spesso vengono accolti da risatine beffarde, come a dire: ma noi sappiamo già tutto. Ma la Polizia postale e delle comunicazioni, punta avanzata del controllo del rispetto della legge nelle nuove tecnologie, non si arrende: l'opera di sorveglianza è capillare, quella di informazione tra i giovani pure. «I videofonini sono sul mercato da un paio di anni — spiega il vice-questore aggiunto del Compartimento della Lombardia Fabiola Treffìletti — e i colleghi del Trentino-Alto Adige hanno sventato la prima banda specializzata in adescamento di ragazzine via mms nell'ottobre 2005».


Questo per dire che i malintenzionati sono velocissimi nell'approfittare delle novità. In questo caso, alle bambine venivano richiesti i numeri delle amichette in cambio di ricariche. A tutte arrivavano, poi, sul display immagini pornografiche, con l'obiettivo di vincere le loro resistenze e indurle a un incontro vis-a-vis. . Non solo: la Treffiletti racconta di sms spediti a ragazzine con la promessa di partecipazione a provini nel mondo della moda purché precedute dall'invio di fotografie in costume o anche senza. Il vice-questore manda due messaggi molto chiari a figli e genitori. Ai primi fa sapere che quella che a prima vista può sembrare una bravata, ad esempio diffondere ad amici e conoscenti le foto osé della fidanzata, è in realtà un reato molto grave. Ai genitori invece dice: segnalate ogni sospetto o perplessità su quello che circola sui telefonini dei vostri figli. Basta una mail all'indirizzo della Polizia postale, che prenderà in esame ogni segnalazione. Le mail sono formate in questo modo: se si sta in Veneto si digita poltel.ve@poliziadistato.it; se si abita in Sicilia poltel.pa@poliziadistato.it. In pratica, cambia solo la sigla del capoluogo della regione. L'alternativa è entrare nel sito www.commissariatodips.it, un commissariato virtuale in cui si possono anche effettuare denunce.


 


 Il pedagogista       Eros quotidiano


II mondo dell'infanzia e dell'adolescenza è precocemente erotizzato. E genitori e insegnanti troppe volte stanno a guardare


di Daniele Novara*


Le bambole Bratz hanno soppiantato le Barbie e le Winx nelle classifiche di vendita. Hanno una testa molto grande, occhioni a mandorla truccatissimi, labbra gonfie e in evidenza, lunghissime gambe nude e scarpe enormi coi tacchi. L'abbigliamento pare ispirarsi più a quello delle "signorine" che aspettano sui viali piuttosto che alle principesse. D'altra parte le ragazze più che vestirsi si svestono, anche per andare a scuola in inverno. Sono fra i tanti segnali di una tendenza all'erotizzazione precoce della vita quotidiana di bambini, bambine, ragazzi e ragazze. Tutto questo accade senza essere colto nei suoi aspetti relazionali, come se andare a scuola svestite non avesse conseguenze sugli altri. O almeno pare che gli adulti, che sono quelli che mettono mano al portafoglio e prima ancora decidono cosa e come mettere in produzione e in commercio, non ne percepiscano affatto gli effetti relazionali ed educativi.

 Eppure è ampiamente dimostrato che i messaggi non verbali trasmessi dagli oggetti, dagli ambienti abitati, sono decisivi nel definire il limite tra ciò che è proibito e ciò che è concesso. Ad esempio, in un parco o una scuola già degradati, rovinati e sporchi, gli atti di vandalismo diventano più numerosi. Se le regole che impongono il rispetto delle cose pubbliche sono trasgredite già di fatto, i ragazzi, e in generale gli abitanti, si adeguano e le trasgrediscono ancora di più. È la cornice che crea legittimità e rende possibili le trasgressioni. Cosa comunica la nostra cornice pedagogica? Da due anni sono sul mercato i cellulari con telecamere. Era prevedibile che prima o poi venissero usati in modo pornografico. Se i telefoni cellulari possono accedere ai siti web pornografici a costi non esorbitanti e si possono fare filmati utilizzando pani del corpo tue o degli altri, è probabile che questo avvenga in assenza di una cornice pedagogica adeguata di contenimento.

Non si tratta di aumentare la rigidità delle regole ma di aprire una comunicazione che dia senso e credibilità alle regole stesse. La scuola appare una istituzione quasi sempre in ritardo con scarse capacità di lettura delle situazioni. Occorrerebbe del tempo dedicato a questo ed équipe educative che non ci sono. Nella scuola prevalgono invece singoli insegnanti costretti a lavorare unicamente sulle materie. È necessario che le istituzioni educative si diano il tempo di leggere gli eventi in corso. Se non si creano le cornici, scivolerà tutto addosso alla scuola senza lasciare tracce nella concreta pratica educativa.

Il mondo dei ragazzi è caratterizzato da una forte eccitazione sessuale, anche di provenienza mediatica. Cresce la tendenza ad anticipare il primo rapporto sessuale, passando dall'immaginario all'atto vero e proprio. Che progetto educativo c'è sul versante sessuale? La sessualità appare sempre più un territorio privo di un apprendimento intenzionale, dove regna una sorta di patto non scritto tra le generazioni, affinché l'imparare sia lasciato al caso e agli eventi estemporanei della vita. In realtà dentro questa miscela magmatica di codici impliciti, la generazione odierna di educatori pare abbia trovato un suo (discutibile?) equilibrio.

 

Anzitutto la prevalenza del promiscuo, ossia un allentamento progressivo del pudore inteso come naturale confine tra le età. In seconda battuta la tolleranza verso la precocità sessuale, vissuta come un espediente anti-ansiogeno per fronteggiare la spinta mediatica di tipo narcisistico. È l'accettazione passiva di un bisogno di consumo quasi immediato, una corsa rapida contro il tempo e le ragioni di una maturità affettiva che necessiterebbe di tempi ben più lunghi. E infine la paura del moralismo, ossia il fantasma di divieti e proibizioni che storicamente hanno bloccato l'esplorazione del corpo, dissociando di fatto sessualità e sentimenti, rendendo tabù la sessualità e tollerando solo l'affettuosità. In questo quadro si inserisce pertanto una latenza formativa particolarmente evidente nella difficoltà della scuola di offrire una mappa orientativa alle nuove generazioni, ma anche nella larvata complicità fra i nuovi genitori e gli scalpitanti adolescenti, bisognosi di regole ma incapaci purtroppo di chiederle apertamente.


I ragazzi hanno bisogno di avere dei confini, ma ancor più hanno bisogno di dare un senso, di cogliere i valori - e quindi le potenzialità — dell'esplorazione sessuale nelle sue varie manifestazioni. La pubblicità ha usato la seduzione sessuale per scopi non certo nobili, trasformando l'incontro sessuale in una necessità agonistica, in una prestazione, in puro esercizio fisico. Fra gli estremi del moralismo che propone solo divieti e la banalità di chi ne fa un puro e semplice consumo fisico, resta oggi, per i ragazzi e le ragazze, un vuoto, un deserto di orientamenti, di approdi, di punti di riferimento. La sessualità è dunque un territorio formativo o al contrario occorre lasciare che le cose accadano e basta? Consentire una riflessione educativa, uscire dal puro tecnicismo medico, diventa un'occasione preziosa per un nuovo patto fra le generazioni fatto di crescita reciproca.


* direttore del Centro psicopedagogico per la pace di Piacenza