BAMBINI, GIÙ DAL TRONO

CONTRAPPUNTI

Piccoli tiranni incapaci di accettare un semplice "no", pesti fuori controllo. L'esperto: la colpa è degli adulti che devono smettere di issare i figli sul piedistallo

Riproduzione  parziale dal n. 141 di "Noi, genitori & figli" del 30/05/10

di Amelia Elia

 

Adesso smettila, mi hai proprio stufato: non è strano che una mamma esasperata si rivolga in questi termini al figlio esasperante. Non è strano neppure, purtroppo, che sia il pargolo a redarguire con quella frase secca la madre colpevole di contraddirlo. I bambini che sgridano i genitori sono ormai la norma, i teneri infanti che considerano un delitto di lesa maestà ogni "no"rivolto al loro indirizzo popolano il mondo e i capricci in pubblico sono spettacoli che non attirano nemmeno più l'attenzione. Per allevare una tal schiatta di tiranni ci sono volute cure amorevoli e comprensione, attenzioni sollecite e infinita pazienza. Il risultato di tanta premura non è esattamente quello previsto: ma non è certo colpa dei bambini se si ritrovano dispotici ed egoisti, se non sanno più distinguere i comportamenti leciti da quelli proibiti, se la parola "regola" non è stata introiettata e, anzi, per comprenderne il significato bisogna ricorrere al vocabolario. Cresce il numero di bambini la cui educazione è completamente fuori controllo, che hanno perso ogni sembianza dei «bravi figlioli» che un tempo - neanche lontano -ogni mamma e papà desideravano. I danni si vedono sul lungo periodo, quando i bambini sono cresciutelli e cominciano a dover fronteggiare le frustrazioni che la vita — ahinoi — non risparmia a nessuno: «Nella maggior parte dei casi abbiamo a che fare con esseri umani il cui grado di maturità psichica ristagna a livello di un bambino di tre anni. In altre parole, si tratta di ragazzi bloccati alla fase psichica della loro prima infanzia e dato che la loro età psicologica e quella fisica divergono fortemente, non riescono più a costruire alcuna sana relazione con l'ambiente che li circonda». L'analisi è di Michael Winterhoff, neuro­psichiatra infantile, che soggetti del genere ha avuto modo di conoscerli, studiarli e aiutarli nel corso di vent'anni di professione. Frutto della sua esperienza sul campo è anche "Figli o tiranni?", edito da Tea.

Tra le pagine - dense di casi clinici che funzionano da esempi — si dà conto del tentativo di riorganizzare le dinamiche non proprio esaltanti che oggi vengono messe in campo tra i bambini e gli adulti, primi tra tutti i genitori ma anche gli insegnanti e le altre figure di educatori che gravitano intorno ai più piccoli. «Il fenomeno della diminuzione delle nascite - scrive Winterhoff - proprio come in una dinamica di mercato, ha reso il bambino un bene raro e quindi assai appetibile, a cui deve essere accordato un trattamento privilegiato»: con il risultato che ai bambini vengono attribuiti ruoli inadatti a loro, a cui non sono preparati e per i quali non dispongono di adeguata competenza psichica. Interpellare i propri figli su tutto e su tutti, coinvolgerli in ogni decisione, farne consiglieri di acquisti e suggeritori di stile non è un bene, non è il loro bene. Il problema sta nello spostamento dei ruoli: «Bambino e adulto si trovano sullo stesso piano e si guardano negli occhi. In questo modo — chiarisce Winterhoff - nessuno dei due può stabilire una prospettiva». Ma come si deve sviluppare la psiche affinché le persone possano vivere, da adulte, una appagante vita relazionale, siano in grado di conquistare la necessaria autonomia, di trovare un impiego e impegnarcisi con successo, di valutare correttamente i propri sentimenti e controllarli di conseguenza? «Per riuscirci - risponde Winterhoff - l'essere umano necessita di funzioni psichiche quali la tolleranza alla frustrazione, l'istanza di coscienza, l'attitudine al lavoro o anche l'impegno e la motivazione».

Tutte funzioni che devono venir sviluppate gradualmente a partire dai primi anni di vita e su cui bisogna insistere nel modo giusto e soprattutto al momento giusto: per esempio sarebbe utile non considerare un limite alla spontaneità dei piccoli pretendere che, in classe,  alzino  la mano  quando vogliono dire la loro, non interrompano gli adulti mentre parlano, non urlino per attirare l'attenzione.   L'apprendimento di   comportamenti   basilari  — come ascoltare e prestare attenzione quando gli altri parlano o collaborare al lavoro comune — non sono affatto scontati. E alcuni non li imparano proprio, presentandosi   alle   soglie   dell'età matura  incapaci  di  confrontarsi con la realtà, impreparati al mondo del lavoro, alle relazioni: «Il tollerare diversi tipi di frustrazione, saper reggere situazioni   non   piacevoli,   l'attendere  la soddisfazione di un desiderio diventano per questi soggetti - spiega Winterhoff — momenti critici che a lungo termine mettono in discussione la capacità di vivere e di sopravvivere dell'individuo». In sintesi, i bambini che già da piccoli vengono considerati   saggi   "ometti",   coscienziose donnine"  si  vedono   negare  un diritto fondamentale: svilupparsi   in   modo   consono alla loro età. «I bambini devono    poter    essere bambini — conclude l'esperto - ma gli adulti devono voler essere tali». ♦