Crisi “responsabile”


a cura della  Dott.ssa Simonetta Figuccia, psicologa e psicoterapeuta


Tradimenti, rivalse, ritorsioni, e ancora livore astio battaglie legali , sono uno dei possibili e non infrequenti scenari che travolgono la coppia e che possono trasformare  le crisi matrimoniali non affrontate in veri e propri scenari di guerra.


Non vogliamo generalizzare perché l’esperienza ci insegna  che ogni storia è unica e irripetibile, diverse le risorse cui attingere nei momenti di difficoltà ,vari i percorsi possibili.


La costante da attraversare è l’atto di responsabilità di affrontare la crisi.


Responsabilità  è qui inteso nel senso “ability to respond”, capacità di rispondere alle difficoltà che la vita e la vita coniugale nello specifico comporta, e trovare soluzioni creative, disponibilità a scoprire la propria abilità di risposte al continuo divenire di noi stessi  e delle relazioni, volontà di  sapersi rinnovare ogni volta che il ciclo della famiglia richiede adattamenti. Responsabilità di affrontare le crisi, sapendo che fanno parte inevitabilmente del percorso, capacità di reggere la delusione e la frustrazione dello scarto  tra i nostri ideali e la realtà  che spesso da essi  si discosta.


Questo continuo rinnovamento, spesso si allontana dal progetto iniziale di vita che sognavamo da giovani e che inizialmente ci ha portato a idealizzare il partner o il modello di famiglia.


Spesso molte coppie hanno la percezione di aver fatto il possibile, ma questo sforzo, soggettivamente sincero, e doloroso, è spesso più legato alla nostra difficoltà a lasciare le aspettative, o a saperle modificare :è necessario non restare intrappolati in  rapporti di “facciata”, tenacemente abbarbicati al nostro sogno di vita.


Le persone cambiano, noi stessi cambiamo e la rabbia che serpeggia è proprio perché l 'altro è cambiato, non è il principe azzurro che si era mostrato o che noi avevamo visto o voluto vedere.


La delusione che ci mette in crisi  può trasformarsi in sana disillusione,e permettere di prendere atto, con dignità  e con coraggio, che le cose non sono quelle di prima. Ciò non significa che tutto è perduto, ma che una fase si chiude. In questi momenti  è molto importante avere l’umiltà di chiedere aiuto.


Spesso le coppie che giungono in consultazione confermano che anni di tensione, incomunicabilità, tendenza a mettere “la testa sotto la sabbia” come gli struzzi  alimentano e aumentano solo l'indifferenza.


 Altro copione diffuso è la mancata capacità di accettare le reali differenze, anche in questo caso reggendone  il conflitto, sentendo le differenze come una ricchezza, senza irrigidirsi eccessivamente sulle proprie posizioni, i propri diritti, i propri bisogni.


Alcune semplici domande possono indurre una riflessione critica sul nostro modo di porci:”So accettare la delusione e come la metabolizzo”?


“Riesco a non essere sopraffatto e a non sopraffare l'altro”?


“Come sono capace di portare avanti le mie ragioni e bisogni al di là di pretendere”?


Non affrontare la crisi porta a sentire che l'altro è unico responsabile, a rinfacciare le colpe e a eleggere un nemico.


Invece in ogni crisi si è in due ed è certamente più utile riconoscere il dolore evitando la ricerca di un colpevole.

 

Essere aiutati a mediare significa farsi carico del proprio dolore, uscire dalla logica della opposizione e della proiezione, poter accedere a un nuovo punto di visione, un punto di riflessione in cui il conflitto possa essere contenuto, abbracciato, la differenza accolta, e valorizzata.


Imparare a mediare in prima battuta le nostre emozioni e i nostri conflitti.


La consultazione di aiuto  permette inoltre  di interrompere cicli ripetitivi in cui si resta imbrigliati, e lavorare sulla qualità della comunicazione.


La coppia gravemente conflittuale è proprio quella in cui la crisi non viene affrontata, in  cui il conflitto tende a essere negato, ma cova dentro i singoli pronto a esplodere in ogni momento, per cui non riuscendo ad attraversare il dolore per una storia che cambia e alle delusioni ad esso connesse, si limita a eleggere un nemico fuori.


Ma non esistono nemici , vittorie in campo affettivo e per i figli siamo chiamati responsabilmente a passare dalla logica della opposizione e della proiezione a quella del dialogo tra diversi . Lottare per mantenere unita la famiglia è un valore, per i figli.


Un percorso di aiuto è quindi molto utile in certe fasi, per dare al singolo la possibilità di migliorare la capacità di mediare le emozioni e alla coppia la opportunità di scoprire le risorse creative da attivare per superare la crisi

 

Mediare  è testimoniare ai figli la nostra capacità di lottare e affrontare i problemi, ascoltando i nostri limiti umani, i dolore di uomini e donne che non rinunciano ad affrontare la vita con coraggio e dignità. 


Purtroppo non tutte le mediazioni finiscono con il congiungimento della coppia, allora è importante ricordare che se la separazione è dolorosa per i figli ciò che è ancora più pericoloso per loro è il livello di conflittualità irrisolta nella coppia. Bisogna quindi prima di arrivare alla rottura definitiva tentare davvero di cambiare in ogni caso i giochi relazionali.